Riserva naturale cala firriato

 

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Cala Firriato, a circa 3Km dalla nota località di San Vito Lo Capo, rappresenta l'ultimo lembo di foresta costiera siciliana in un contesto naturalistico unico nel suo genere.
Gli aspetti naturalistici di Cala Firriato.
Inquadramento Geografico Descrizione dell’area.
L’area presa in considerazione in questo lavoro si trova a circa 12°45’ di Longitudine da Greenwich e 38°09’ di Latitudine, A 40 Km dal capoluogo siciliano di Trapani e a circa 3 Km dalla nota località turistica di San Vito lo Capo, quindi nella costa della Sicilia Nord occidentale. L’area di cala Firriato si colloca in una zona assai importante dal punto di vista naturalistico, a poche centinaia di metri a sud est si trova infatti la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, la prima istituita in Sicilia, nel 1980, la cui importanza ambientale e turistica è nota, mentre a pochi Km ad Ovest c’è anche la Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano.
Entrambe le Riserve ospitano diverse specie, sia botaniche che animali, endemiche (specie il cui areale è circoscritto alla sola Sicilia o addirittura alla sola Riserva (endemismo puntiforme). Fra gli animali il Gasteropode Clausilide Siciliaria crassicostata, specie esclusiva di Monte Cofano e la Typhloreicheia zingarensis, un coleottero carabide scoperto da poco in una grotta dello Zingaro. Fra le piante Erica sicula sicula, Phagnalon metlesicsii, Helicrisum rupestre, endemismi puntiformi di Monte Cofano. Particolarmente interessante è la distribuzione di Hieracium cophanense segnalata sia a Monte Cofano che allo Zingaro, potenzialmente è presente anche a Cala Firriato che costituirebbe così un importante collegamento fa le due stazioni.
Cala Firriato da terra è raggiungibile soltanto attraverso una strada sterrata che si diparte dalla statale che collega Castelluzzo a San Vito, ad un visitatore che percorre questa ripida stradina la zona appare come l’unica chiazza di verde in un paesaggio altresì brullo e arido caratterizzato da una fitta gariga ad Ampelodesmos mauritanica, Asphodelus sp., Asphodeline lutea, Carlian sp., radi arbusti di Calicotome infesta, Spartium junceum e Chamaerops humilis, diverse specie di Euphorbia fruticose e piante annuali, terofite, che in genere fioriscono in Aprile-Maggio. L’area fuori dai confini della zona considerata è altresì soggetta a pascolo intenso ed è percossa quasi annualmente da incendi appiccati per rinnovare il pascolo. Azione questa che ha in tempi remoti distrutto la vegetazione climax costituita dalla macchia mediterranea e tuttora impedisce che si instauri una successione ecologica che la ripristini. Successione che peraltro è possibile solo in certi casi e con estrema lentezza. La selezione del fuoco favorisce la diffusione di specie dotate di fusto suberoso che con il fuoco carbonizza, ma non brucia: la palma nana (Chamaerops humilis) e la sughera (Quercus suber) e di specie in grado di ripristinare i fusti da rizzomi.

Aspetti floristici e vegetazionali.

Macchia Foresta a Frassino e Leccio. Aree carsiche umide con Phillitis saggittata

In un contesto di pendii aridi e pascolati, dove a resistere al morso degli erbivori sono solo poche piante spinose, coriacee o indigeste. Ecco confinato, tra una falesia calcarea ed il mare, l’ultimo autentico lembo di vegetazione arborea costiera dell’occidente siciliano. La conservazione del sito è senz’altro aiutata dall’esposizione nord, al di sotto di un’alta parete a strapiombo. L’esposizione garantisce un ridotto numero di ore di sole diretto, tutto l’anno, ma nel contempo una sufficiente luminosità nel periodo estivo. Si nota poi, anche a primavera inoltrata, la presenza, a diverse settimane dall’ultimo acquazzone, di criptiche sorgenti e stillicidi all’ombra degli enormi frammenti di roccia caduti dalla falesia nel corso del tempo. La falesia non è una semplice parete verticale esposta a nord, ma è anch’essa profondamente fratturate e cariata e alla base delle fratture beanti, rimaste in fase di crollo da tempo immemorabile, giunge sufficiente luce per lo sviluppo di una vegetazione arborea mediterranea lussureggiante. Al di sotto della volta arborea l’umidità favorisce la crecita di briofite e di felci. E’ qui che cresce la più numerosa popolazione conosciuta in Sicilia di Phillitis sagittata, una piccola felce, parente stretta della più nota Phillitis scolopendrium. Basta solo questa segnalazione per meritare al luogo una tutela speciale. Infatti la specie risulta in un elenco realizzato dall’Università di Palermo che include quelle "entità in pericolo di estinzione, la cui sopravvivenza è improbabile se non cessano le cause che ne hanno determinato l'attuale situazione. L’elenco include anche quelle entità il cui numero di individui è ridotto a livelli critici o i cui habitat sono stati drasticamente contratti, per cui esse si trovano in una situazione di immediato pericolo di estinzione". La P. sagittata ha foglie a forma di freccia (sagittate appunto) lunghe circa 10 centimetri, le spore sono allineate in righe distanziate parallele alle nervature a destra e a sinistra del rachide. Altre felci presenti sono il Polipodium sp. e la Ceterach officinarum.

Le essenze arboree dominanti sono il leccio (Quercus ilex) e l’orniello (Fraxinus hornus), quest’ultimo probabilmente incrementato dall’uomo per l’estrazione della manna. Il corteggio floristico è quello che solitamente si riscontra in Sicilia a quote più elevate con il Ciclam repandum, la Clematis cirrhosa e l’Asparagus acutifolius, che fanno da sottobosco.
La macchia alta (Serie siculo costiera collinare) e il relativo sottobosco convive però, e in pochissimo spazio, con almeno altre tre possibili associazioni vegetali. Una legata agli ambienti umidi ed ombrosi delle grotte e delle forre caratterizzata dalla presenza abbondante della Phyllitis, e di altre felci, nonche di diversi muschi e tappeti algali.
Un’altra di ambienti rupestri o delle rupi ombrose caratterizzata da Centaurea ucriae, Scabiosa cretica, Capparis ovata, Dianthus rupicola, e Brassica rupestris, alcuni di questi taxa notoriamente endemici e dall’areale limitato. La terza di ambienti strettamente costieri e dei litorali rocciosi, ambienti ecologicamente “difficili” caratterizzati da forte salinità data la vicinanza al mare, dai forti venti, e da substrati poco evoluti.
La pianta caratteristica di questi ambienti è il Limonium sp (genere ricchissimo, comprende circa 100 specie mediterranee alcune delle quali, come probabilmente quella di Cala Firriato, estremamente rare e localizzate) in associazione ad Euphorbia sp., Helicrisum rupestre subsp. (potrebbe trattarsi di Helicrisum rupestre cophanense, sottospecie esclusiva di Monte Cofano), e altre essenze.
La Fauna : (Uccelli Rettili Mammiferi Insetti)
Essendo l’unica chiazza di verde presente nella zona, la macchia alta di Cala Firriato è un’importante area di nidificazione per diverse specie di uccelli nonché un’area di sosta per le numerose specie di passeriformi che dopo aver attraversato il canale di Sicilia in Primavera vanno nei quartieri di nidificazione nel nord per poi tornare nei quartieri di svernamento in Autunno.

Fra i nidificanti, accertati direttamente o dei quali ne è supposta o segnalata da altri autori la presenza, citiamo: Cardellino (Carduelis carduelis); Codirosso (Phoenicurus phoenicurus); Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros) Colombaccio (Columba palumbus) Cornacchia grigia (Corvus corone); Culbianco (Oenanthe oenanthe) Gazza (Pica pica) Luì (Phylloscopus sp); Occhiocotto (Sylvia melanocephala); Pettirosso (Erithacus rubecula); Pigliamosche (Muscicapa striata); Prispolone (Anthus trivialis); Saltimpalo (Saxicola torquatus); Stiaccino (Saxicola rubetra); Taccola (Corvus monedula); Tordo bottaccio (Turdus philomelos); Upupa (Upupa epops). Nella Falesia è presente inoltre una florida popolazione di Gabbiano comune (Larus ridibundus) e Gabbiano reale (Larus cachinnans). Nidificante nella parete rocciosa è inoltre il Gheppio (Falco tinnunculus), mentre altri rapaci, provenienti con ogni probabilità dal vicino Zingaro, si osservano in volo (probabilmente per cacciare) a Cala Firriato. Sono specie tutelate da diverse convenzioni internazionali (Berna e Washington) in quanto il loro status di conservazione è sfavorevole.
I rettili osservati sono: la Lucertola campestre (Podarcis sicula), la Lucertola siciliana (Podarcis wagleriana), il Ramarro (Lacerta bilineata), e il Biacco (Hierophis viridiflavus). Quasi certamente presenti, anche se non direttamente osservati la vipera (Vipera aspis huigi) e il saettone (Zamenis lineatus). Fra queste specie, tutte tutelate dalla Convenzione di Berna, di particolare attenzione è la Lucertola siciliana, specie esclusiva della Sicilia
Durante i due sopralluoghi effettuati, uno invernale ed uno estivo, si è potuta accertare la presenza della Lepus corsicanus, endemismo dell’Italia meridionale, di numerosi conigli (Orictolagus cuniculus) attraverso l’osservazione di escrementi, e di una volpe nei pressi dell’abitazione posta al confine dell’area boscata. Parecchio interessante è la presenza dell’Istrice, non osservato direttamente (è specie criptica dalle spiccate abitudini crepuscolari) ma confermata dalle scavatine e dal rinvenimento di diversi aculei. Questa specie è sottoposta a rigida tutela in quanto a forte rischio di estinzione a causa della caccia indiscriminata dei bracconieri.
L’entomofauna di Cala Firriato appare di estremo interesse e per essere correttamente valutata correttamente meriterebbe parecchie ricerche sul campo. Nelle uscite effettuate abbiamo trovato parecchie specie di coleotteri Buprestidi (Anthaxia dimidiata, Anthaxia ungarica, Moelibeus sp.), Cerambicidi (Agapanthia sicula, Chlorophorus varius, Clytus ramni, Corimbia cordiera) Curculionidi (Larinus sp. Otiorinchus sp.). Inoltre i numerosi tronchi e legni marcescenti farebbero pensare alla presenza di altre e più interessanti specie di insetti xilofagi (Cerambix sp.), confortati in questo dai numerosi fori di farfallamento osservati.
Sembra ricca la lepidotterofauna presente, si sono osservati numerosi bruchi delle specie Papilio machaon, Cucullia verbasci e Pontia sp. Diverse specie di farfalle in volo. Fra queste di particolare interesse la Pontia edusae, interessante endemismo dell’Italia meridionale e il Podalirio (Iphiclides podalirius) considerata la più bella farfalla d’Europa.
Conclusioni.
Da quanto emerge dalle osservazioni effettuati, Cala Firriato costituisce un biotopo di enorme interesse sia da un punto di vista squisitamente estetico- paesaggistico che più espressamente naturalistico.
Cala Firriato da un lato è un sito da tutelare per le numerose emergenze botaniche trovate: Phillitis sagittata, Centaurea ucriae ecc. Dall’altro successive ricerche potrebbero comunque confermare per la zona altre piante interessanti, note sia per Monte Cofano che per lo Zingaro, aree botanicamente ben esplorate, che ne accrescerebbero quindi il valore naturalistico. Fra queste: Helicrisum rupestre cophanense, Erica sicula, sicula Cheilantes pteridioides, Quercus calliprinos, Dianthus siculus, Brassica villosa, Rhamnus lycioides, Viola arvensis, Matthiola incana, Cymbalaria pubescens… tutte piante o molto rare o endemiche, presenti a Monte Cofano o allo Zingaro che un’indagine più approfondita potrebbero benissimo trovare a cala Firriato. Un caso emblematico è Hieracium cophanense, endemismo puntiforme segnalato solo a monte Cofano e allo Zingaro, la sua eventuale presenza a Cala Firriato ne farebbe un ponte biologico fra le due aree.
Anche zoologicamente l’area è di estremo interesse per gli endemismi regionali (Podarcis waglerianus e Zamenis lineata) e per le specie sottoposte a tutela (Istrice, Gheppio, Poiana). Ricordando a questo proposito che la convenzione di Berna “è rivolta alla tutela degli habitat naturali che ospitano specie minacciate o vulnerabili di flora (allegato I) e di fauna (allegato II), anche migratrici (allegato II e III)“.
Non solo la fauna è quindi da tutelare, ma anche e soprattutto gli ambienti naturali che la ospitano. Calo Firriato è fra questi.